Informativa in adempimento degli obblighi previsti dall'Art. 10 della Direttiva n. 95/46/CE, nonchè a quanto previsto dalla Direttiva 2002/58/CE, come aggiornata dalla Direttiva 2009/136/CE, in materia di Cookie.
Questo sito utilizza i cookie per gestire autenticazione, navigazione, ed altre funzioni.
L'utilizzo di questo sito costituisce accettazione implicita all'uso dei cookies sul vostro dispositivo.

Sabato, 26 Gennaio 2019 23:06

E IO?

Negli occhi delle persone, come per la corteccia degli alberi, si possono contare gli eventi della vita: la nostalgia del passato o il sole, il vento tiepido e la neve del presente. Fissandoli, mentre guardano altrove, a volte è possibile intravedere la speranza che ci accomuna tutti: dall'ingenuità che indossavamo quando eravamo piccoli, alla speranza di oggi in qualcosa di buono per il futuro.

Una storiella racconta che un signore rinchiuso in manicomio, quando vedeva passare le persone nella strada di fronte al cortile della struttura, correva fino al cancello per poi chiedere <<siete in tanti lì dentro?>>. Ecco. Pensavo che la tentazione di domandarlo a chi abbiamo attorno possa venire spesso, ma credo anche che questa domanda -prima di giudicare- dovrebbe essere sostituita da:<<se avessi la stessa storia e le stesse ferite, dove sarei ora?>>. Allora, il giudizio verso gli altri cambierebbe: chi non ha lavoro o non ha una casa non sarebbe così facilmente giudicato; chi ha avuto difficoltà non subirebbe sentenze sommarie; chi fece scelte sbagliate oggi non si sentirebbe suggerire in modo superficiale soluzioni, a posteriori, che avrebbe dovuto adottare.

Senza cercare di capire la prospettiva dell’altro, mettendo addosso i suoi occhiali e le sue scarpe, non credo ci sia la possibilità di un giudizio sensato, perché valutare significa dare valore: il farlo, senza girare il tavolo e mettersi dall’altra parte, è una cosa comoda ma non attinente alla realtà. Di tanto in tanto penso all’affermazione ”l’inferno sono gli altri” di  Sartre, ma se questa frase fosse vera, non varrebbe allora la pena di pensarla anche al contrario? In tal caso dovremmo chiederci <<e io dove sarei -e come starei-, se fossi paradiso per qualcuno?>>.

Perché non provare?

Published in Blog
©2019 Davide Marino. All Rights Reserved. Designed in Torretta

Search