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Lunedì, 18 Febbraio 2019 06:46

COS'ALTRO PUOI FARE? SCOPRIAMOLO ASSIEME!

Se ripenso alle ricerche di lavoro con le persone in questi anni, mi rendo conto che spesso, quando c'era chi voleva cambiare -settore o professionalità e aveva un'idea, una passione per un altro ambito-, il percorso mentale che facevo era (ed è) mettere in relazione cosa voleva fare la persona, con i contenuti "da salvare e riprendere", maturati dal precedente mansionario e dalle competenze acquisite fin lì. Naturalmente, prima di definire questo, l'analisi verteva su cosa voleva realmente ma poi, il passo successivo, consisteva nel costruire nuovi progetti professionali spendibili, o da capire come arrivarci.

Hai lavorato a contatto con le persone e usavi un gestionale? Facevi da mangiare ma gestivi i rapporti con i fornitori? Accogliervi le persone e parli molto bene il francese? Bene. Se riesci a mettere nel giusto ordine ciò che hai imparato, potrebbe essere rispeso in altre opportunità. Ogni lavoro forma per altri futuri posti, ma devi:

1) sapere cos'altro vorresti fare (o scoprirlo);

2) sapere dove potresti andare a farlo (o scoprirlo); esercitati a sapere queste due cose, perché un lavoro non prepara mai solo per quel posto, ma anche ad altri.  

Ho visto: persone lavorare in alberghi e, poi, conoscendo bene le lingue, diventare traduttori; educatori diventare formatori o addetti alle HR; autisti diventare magazzinieri; receptionist spostarsi in ambiti completamente differenti, dove l'unica costante era che avrebbero avuto contatti con altro esseri umani; baristi diventare fiorai o impiegato. E così via. Ma è importante: 1) credere di potere. 2) provarci.

Senza impegno e senza costi, se vuoi, una mezz'oretta al telefono te la posso dedicare per pensare con te alle tue alternative. Vuoi? Scrivimi.

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Appena svegli guardiamo i tg, ascoltiamo la radio, leggiamo notizie sui giornali o sui social: investiti da notizie di tutti i tipi. Queste potranno coinvolgerci, andando a condizionare le nostre azioni giornaliere. Un esempio? Sentiamo che c'é poco lavoro (ma potrebbe valere per una sterminata serie di esempi). Una possibile conseguenza potrebbe essere quella di smettere di cercare perché disillusi, oppure, di cercare male, increduli di poter riuscire; al massimo di trovare qualcosa di molto diverso da ciò che aspiravamo inizialmente. Ma se ci chiedessimo come sarebbe se lavorassimo ad un fatto opposto? Cioè se il mio singolo comportamento andrà a modificare la crisi occupazionale, beh, la risposta è che ovviamente sarà molto difficile poter essere così influenti su di essa, e che non posso -con la mia personale azione- agire su un fenomeno così grande. Esagerando, potrei creare un movimento, una corrente di pensiero che, assieme a molte altre persone, potrebbe contribuire al cambiamento sperato. Ma da soli dove vorremmo andare? (comunque fare un movimento capace di far questo non sarebbe mica poca roba eh...!)…

Quella che ho appena descritto é la nostra sfera di coinvolgimento, sulla quale poco -o niente- possiamo. Potremmo agire per ottenere il massimo da noi, in relazione alla nostra sfera di coinvolgimento, ma non potremmo cambiarla. Potremmo poi provare ad accanirci su ciò che non é in mano nostra ma andrà a rubare energie preziose, stimolando il nostro senso di impotenza. La sfera di coinvolgimento è ciò che è attorno a noi, ma sulla quale non possiamo far molto (non possiamo far smettere di nevicare, di far venire 20 gradi quando ce ne sono, non possiamo sconfiggere la fame nel mondo, non possiamo…cambiare le regole del mercato del lavoro).

Tutto quello che invece facciamo partendo da noi stessi riguarda la nostra sfera d'influenza, che é quella parte -tutta nostra- sulla quale abbiamo un impatto diretto. Su questa possiamo agire in modo proattivo, e potrebbe essere riassunta con questa affermazione:"ok, questo sistema non posso cambiarlo, ma posso agire su di me per cambiare il mio impatto su di esso".

Torno alla crisi occupazionale. Cosa posso fare pensando alla mia influenza? Potrei iniziare a capire, studiare, informarmi, su quali ambiti non hanno questa crisi di occupazioni. Potrei cercare di scoprire cosa c'ė che mi interessa. Potrei andare più a fondo, provando a comprendere di cosa c'é bisogno; ancora più a fondo? Si potrebbe provare a tirare fuori cosa ho dentro idee, competenze, conoscenze, vocazioni, motivazioni, che potrebbero aiutarmi a diventare quello che desidero (attraverso tanto studio, lavoro e applicazione). E non sto parlando solo di quali occupazioni c'ė necessità, ma in quali lavori si potrebbe investire creando anche opportunità. Ah! ma così andremmo ad impattare sulla crisi occupazionale, creando lavoro nuovo, agendo sulla crisi di occupazioni, sulla sfera di coinvolgimento. Ehm, si, mi sono contraddetto  , ma si può agire sulla sfera di coinvolgimento partendo dalla nostra sfera d’influenza, molto difficile il contrario.

Tutto questo non é fantasia. Ė il lavoro di chi vuole cambiare e migliorare, di chi decide di lavorare su quello che può, di chi non pensa di essere troppo vecchio o che sia troppo tardi: tardi per cosa? per essere felici?

Da tempo seguo persone alla ricerca di lavoro o che hanno già un'attività e vogliono sviluppare un loro percorso di crescita. Quello che posso dire, è che non ci sono preclusioni di età, ma che si può imbastire un discorso fatto di lavoro e di impegno per cambiare. Le strade non sono sempre facili o percorribili, ma il mettersi in moto fa trovare soluzioni, nuove mete: a volte si troveranno quelle prefigurate, altre volte, se ne scopriranno di nuove e sorprendenti. Ci sta il timore, il dubbio, ma se non ci si muove, come si potrà innescare un cambiamento?

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Sabato, 26 Gennaio 2019 05:53

PER AMORE

La storia di Giovanni Mongiano, attore di 67 anni, che si esibì in un teatro completamente vuoto (e lo si sa solo perché il tecnico dello spettacolo, unico presente, lo raccontò solo dopo) è un esempio emozionante di vocazione e passione per ciò che si fa. 
Amando il proprio lavoro, portò in scena con dedizione e serietà quel mestiere, dando voce ad un aspetto spesso tralasciato: se ami ciò che fai, lo affronti fino in fondo, nonostante tutto, le porte chiuse, la fatica, il sacrificio, la sala vuota. L'aspetto trascendente di quell'atto è di una bellezza unica, struggente, che visto al momento forse sarebbe potuto apparire anche triste, ma osservandolo col senno di poi ci dona senso e la dignità di un piccolo grande gesto: quello di dare il massimo di noi stessi se crediamo in ciò che facciamo con passione. A ricordare che il tempo dedicato alle cose che si amano, arricchisce chi lo fa e portando senso a chi le osserva.  Poi, che sarebbe importante, delle volte, diventare spettatori di se stessi e farsi un bell'applauso.

Daniel Goleman scrive, nel suo libro ("Focus. Perché fare attenzione ci rende migliori e più felici")[1], che un maestro zen di tiro con l'arco fu invitato ad una manifestazione: doveva centrare il bersaglio situato in un prato, in cima ad una scogliera che guardava sull'oceano Pacifico. La gente era li ad osservare, fino a che l'uomo scoccó la freccia, la quale superò di molto il bersaglio e fini in acqua. Tutti lo guardarono sorpresi per l'errore, ma il maestro esultò come fosse andato a segnò.
A questa descrizione Goleman fa seguire l'aforisma di Schopenhauer: "(...) un genio colpisce un bersaglio che nessun altro può vedere".
Non so se ci voglia davvero un genio, però è forse vero che a volte per centrare un obiettivo e per raggiungerlo, bisogna pensare oltre ad esso, superandolo. 
Invece di limitarsi a svolgere una  ricerca di lavoro per trovare un’occupazione, ci si dovrebbe indirizzare idealmente verso un luogo che possa rendere felici e perché no, che potremo anche amare.

[1] Daniel Goleman, Focus. Perché fare attenzione ci rende migliori e più felici, Rizzoli, Milano, 2013

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Bolles, nel suo libro "Ce l'hai il paracadute?", suggerisce la metafora del viaggio per descrivere come muoverci nella ricerca di lavoro. Nel viaggio, prima di partire, dovremmo ammucchiare sul letto due pile, quella dei vestiti/oggetti ritenuti utili per il viaggio e quella dei soldi che pensiamo di spendere. Poi, occorrerebbe mettere in valigia la metà dei vestiti/oggetti e il doppio dei soldi preventivati. Il principio si applica anche alla ricerca del proprio lavoro: abbiamo bisogno solo della metà delle informazioni che riteniamo necessarie sul mercato del lavoro, ma il doppio di quelle ritenute necessarie per su noi stessi. A chi cerca lavoro direi "non mollare se non trovi, ma cambia!". Cambia anche poco, però diversifica i canali e gli approcci, gli orari in cui ti candidati, aggiorna le prospettive, dovresti essere meticoloso nel raccogliere informazioni, trovando il tempo per riposare e distrarti: cercare é faticoso e bisogna anche ricaricarsi mentalmente di tanto in tanto.

Occorrerebbe poi lasciare il meno possibile in mano al caso, al favore, a ció che é al di fuori di te: concentrandoti, invece, sulle cose che sono in tuo potere. E costruire gli eventi che possano creare le condizioni d'incontro, perché poi accada ciò che desideri. La rivoluzione copernicana della ricerca di lavoro sta nel fatto che, prima di guardare fuori, devi guardarti dentro.

Richard Nelson Bolles,  Ce l’hai il paracadute? L’arte di trovare il tuo lavoro: come cercarlo, come cambiarlo, come crearlo, come conservarlo, Sonda, Casale Monferrato 2008

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Capita di avere prodotto o un servizio in cui si crede, dove però le persone attorno non vedono la differenza con quello che di altro c'è sul mercato. Col tempo, questa mancata percezione dall'esterno, può depotenziare la fiducia, togliere idee, coraggio, arenando i tentativi: così, o ci si lascia portare passivamente in giro dagli eventi, oppure, peggio, si lascia perdere.
Se si ama ci
ò che si fa occorrerebbe capire, innanzitutto, il valore reale di ciò che si propone e allenarsi a guardarlo da più prospettive, imparando poi a leggerlo su una più ampia scala, come risposta ad un bisogno più grande di quello a cui immediatamente si risponde. 
Molto concretamente.
Se offri cibo in un ristorante, offri un'esperienza personale e dei prodotti particolari, scelti da te, in un contesto unico (il tuo) che va valorizzato come tale. 
Occorrerà riflettere sulla propria identità e quale esperienza si vuole portare alla gente. Riconoscere che gli avventori non potranno capire tutto il valore proposto solo dalla scelta delle tovaglie o dalla lista del menù. Bisognerà quindi pensare a quali e quanti modi esistono per "parlare della bellezza" che si propone.
E questo vale per il proprio negozio, la propria libera professione o collaborazione.

Facciamo un gioco.
Pensate alla vostra attività e alle sue peculiarità positive. Pensate a quanta gente mancano le informazioni basilari per capirne la bellezza, il valore, la fatica ed il lavoro che ci sta dietro. Fatto? Bene. L'allenamento per portare tutto il vostro valore aggiunto agli altri è appena iniziato.

Ps. la bellezza perseguita potrà portare al guadagno, mentre, se perseguiremo in primis il guadagno la bellezza potrebbe non arrivare mai...e noi, senza bellezza, stiamo meglio o peggio?

 

 

 
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Considerazioni sul convegno: "Malattia e cambiamento" del 29 settembre a San Benedetto del Tronto.

L'incontro, che ha coinvolto diversi relatori -medici, nutrizionista, psicoterapeuta, counselor, coach-, è stata un'occasione per parlare della malattia oncologica: dalla sua genesi, le cure, il suo attraversamento, la guarigione, il dopo.
L 'approccio multidisciplinare ha permesso ai partecipanti di ascoltare racconti, testimonianze e informazioni attorno ad un tema così delicato, con il vantaggio di avere delle presentazioni proposte in un linguaggio accessibile.

A breve saranno disponibili i video degli interventi, per chi fosse interessato si parla di: prevenzione, malattia, cura, alimentazione, senso e dolore, lavoro, speranza.

Personalmente, ho parlato della ricerca di lavoro oltre i limiti della malattia. Avevo pensato tanto al modo di trattare l'argomento, scegliendo poi di prendere alla lettera quel "oltre", a tal punto di non parlare quasi di malattia. Ho quindi preferito affrontare il tema delle persone che cercano a prescindere, considerando che ognuno deve e può, per quanto possibile, calibrare la propria ricerca a seconda delle proprie possibilità. 
Ho accennato dunque alla legge 68/99 e al d.lgs. 150/2015, ma l'ottica che ho proposto e quella che ogni ricercatore di lavoro deve: 
1) Stare molto attento ai condizionamenti negativi (per evitare, nella ricerca, profezie che si autoavverano) e che occorre sospendere il giudizio su informazioni "solo per sentito dire";
2) Andare oltre le apparenze del mercato e di lavorare per avere conoscenza approfondita dell'ambito di riferimento;
3) Imparare a strutturare la propria ricerca, partendo da alcune riflessioni personali (nel video, che a breve sarà disponibile, faccio un accenno agli elementi cui occorre affrontare);
4) Capire come approcciare ai tanti canali per la ricerca esistenti, ma che ancora oggi il più efficace è il passaparola e occorre sapere come svilupparlo (ho fatto breve accenno "al come" strutturarlo).

Sono venuto via molto contento di esserci stato: per di aver visto tante persone interessate ad un tema così importante, aver ottenuto molte informazioni utili, aver fatto il pieno di tanta umanità. Posso solo ringraziare dell'opportunità (in particolare l'organizzatrice Giorgia Mauloni, organizzatrice e relatrice), alla prossima!
Davide

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Con grande piacere il 29 settembre sarò all'auditorium comunale "G. Tebaldini" di San Benedetto del Tronto.

Interverrò al convegno "Malattia e cambiamento - Un approccio multidisciplinare alla malattia oncologica", parlando del tema: "Ricollocamento: ricerca del lavoro oltre i limiti della malattia".

Inizio qui ad inserire appunti sparsi del mio contributo.

 

Spesso ciò che si sente dire, del tipo: "tanto è inutile, non c'è lavoro" oppure "tanto studiare non ti servirà" può creare profezie che si autoavverano. Queste favoriscono reazioni scomposte, che possono finire con il confermare le credenze, inducendo alla demotivazione, alla confusione, al senso di fragilità. La paura innescata può quindi fare in modo che la cosa temuta si realizzi.

Il cambio di prospettiva da "so già tutto del mondo del lavoro e cosa c'è per me" a "sospendo il giudizio e raccolgo informazioni" è determinante, perché aiuterà a rifondare l'approccio alla ricerca di lavoro e, da qui, si potrà ripartire. 
Ma cosa devo sapere? In cosa dovrò allenarmi? 
Direi che gli aspetti di riflessione su cui occorrerà lavorare sono i seguenti:

- conoscenza di sé (vocazione, potenzialità, attitudini, competenze, obiettivi);

- conoscenza del contesto (aziende, bisogni, rete, canali di ricerca);

- capacità progettuale (calibrazione di sé e del proprio progetto nel contesto).

(segue)

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Dopo la serie di spunti pratici che ho postato in questi giorni, ecco il retroterra teorico di riferimento (ma non c'è da preoccuparsi, non sarà solo teoria, anzi, sarò molto pratico; e poi, come diceva qualcuno:"non c'è niente di più pratico di una buona teoria"), cornice alle attività pratiche che ho proposto fin qui e, soprattutto, che proporrò da qui in avanti: approfondendo via via l'ossatura del nostro muoverci alla ricerca di lavoro o alla creazione di opportunità lavorative.

Nella vita di tutti i giorni possiamo imbatterci in difficoltà personali e professionali, questo è ovvio, meno scontato è l'avere consapevolezza e il sapere agire sugli aspetti positivi che ci accompagnano, i nostri punti di forza, quelli utili ad affrontare le sfide quotidiane che ci si presentano. Sto parlando delle virtù e delle potenzialità che sono in noi e che, a seconda delle inclinazioni individuali, ognuno poi le esercita a modo suo, traducendole in azioni.

Avete mai sentito parlare delle High Six? Sono le virtù che alcuni ricercatori hanno trovato trasversalmente in quasi tutte le tradizioni, su un arco di tremila anni, e sono: saggezza, coraggio, amore, giustizia, temperanza, spiritualità (Seligman, M.E.P. 2002, La costruzione della felicità, Sperling paperback). Per quanto possano apparire inizialmente impalpabili, in realtà a loro volta possono tradursi potenzialità, incanarsi in poteri, svilupparsi in talenti. Sono in noi come patrimonio che può esprimersi in valori e azioni.

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Sabato, 18 Marzo 2017 08:02

CALCINCULO O RUOTA PANORAMICA

Il calcinculo gira vorticosamente in senso antiorario e chi c'è sopra non vede molto al di là, tutto attorno è confuso e scappa via veloce. Si prende la mira, spingendosi l'un altro, per afferrare un codino che prenderà uno solo, così alla fine spesso si viene giù un po' ammaccati e carichi di adrenalina (sarà che quand'ero un ragazzino ci andavo per sfida, essendo però minuto tornavo a casa dolorante e con gli incubi. Ricordo un ragazzone di due metri planarmi sulle gambe dopo aver lanciato un suo amico sulla luna, sento ancora i dolori nelle ossa).

La ruota panoramica, invece, gira piano piano, sale in alto, porta a vedere lontano, fa godere del panorama che si vede. Da là si possono apprezzare strade, mare, alberi, case, montagne, persone, insomma, un insieme complesso che costituisce la nostra realtà. Quando si viene giù si è fatto spazio ad un qualcosa che abbiamo visto e che ignoravamo. Abbiamo una visione ricevuto una visione allargata delle cose.

Pensiamo alla nostra ricerca di opportunità: siamo su un calcinculo o su una ruota panoramica?

Mi viene necessariamente da dire che dobbiamo lavorare sulla nostra lungimiranza, la terza potenzialità all'interno della virtù della saggezza. Definita come: "facoltà di elaborare il significato di bene personale, interpersonale e collettivo e viverli di conseguenza" (Stanchieri 2008).

Per essere lungimiranti occorre maturare capacità di dare senso e significato alla nostra visione delle cose, in modo di intravedere la direzione da seguire, senza farsi fuorviare da elementi disturbanti e intermedi; avere quindi la capacità di andare oltre il singolo bisogno del momento, se può danneggiare il percorso, verso una meta più grande che può superarci.

La lungimiranza permette quindi di vedere in modo allargato,per valutare la complessità di un ambiente, le sue sfumature, le regole implicite ed esplicite.

A cosa serve per chi cerca lavoro?

Se si crede che il mercato del lavoro sia statico, che ci si candidi solo in uno o due modi, che non si debba studiare il campo di azione della propria ricerca, ancora, che non si debba riflettere su chi si è e cosa si vuole -domanda-: sei su una ruota panoramica o su un calcinculo?

 

Allora, per usare la "ruota panoramica nella ricerca lavoro" potresti:

- scrivere in poche righe cosa vorresti essere e fare tra 5 anni; poi pensare come mettere in pratica certe visioni professionali future; darne forma, stabilirne priorità; costruire alleanze per avere il supporto necessario, in due parole: pensare, agire.

 - imparare a monitorare ciò che è in relazione al mondo professionale di tuo interesse (cerca sempre almeno 3 fonti differenti sulla stessa informazione). Allarga la conoscenza su temi nevralgici della tua ricerca.

Esempi? Come assume una determinata azienda; qual è il vero tasso di disoccupazione; cosa cambia se cerco da solo o mi faccio aiutare;

Lungimiranza o miopia?

 

Panoramica o calcinculo?

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