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Lunedì, 28 Gennaio 2019 04:53

LO SPAVENTA TIGRI

"Se continui a fare la cosa sbagliata non riesci ad imparare perché apprendi solamente a fare meglio una cosa sbagliata"

(John Seddon)

 

Se i risultati non arrivano, potrebbe essere che abbiamo una pianificazione eccellente, un metodo ineccepibile, ma stiamo sbagliando semplicemente ambito di applicazione. Ciò che funziona in un luogo non necessariamente funziona in un altro, si sa infatti che uno degli errori capitali é di pensare che quello che ha sempre funzionato continui a farlo sempre, tradotto bene nel famoso:"abbiamo fatto sempre così, perché cambiare?" (cosa che vedo spesso anche in chi cercava lavoro anni fa, poi ha trovato e che ora, purtroppo, è costretto a ripartire: riproponendo lo stesso schema senza tenere conto del contesto differente). Non tutto va buttato, per la carità, ma ciò che abbiamo imparato va contestualizzato, declinato nella nuova realtà, altrimenti avremo confezionato la nostra disfatta, perché invece di guardare avanti ci saremo fissati al passato: in buona sostanza dovremmo essere simili a Giano Bifronte, capaci di guardare contemporaneamente dietro e davanti e non solo in una direzione. Se ci concentreremo solo sul passato, potremmo convincerci che se non si abbiamo avuto risultati nello sviluppo di un business o di una ricerca di lavoro (ma lo sappiamo, il campo del “abbiamo sempre fatto così” è sterminato!) era perché doveva andare così. Simili a quell'uomo che andava in giro urlando -diceva lui- "per far scappare le tigri". Quando gli fecero notare che di tigri non ce n'erano, rispose:"allora vuol dire che il mio metodo funziona!". 

 

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Sabato, 26 Gennaio 2019 23:06

E IO?

Negli occhi delle persone, come per la corteccia degli alberi, si possono contare gli eventi della vita: la nostalgia del passato o il sole, il vento tiepido e la neve del presente. Fissandoli, mentre guardano altrove, a volte è possibile intravedere la speranza che ci accomuna tutti: dall'ingenuità che indossavamo quando eravamo piccoli, alla speranza di oggi in qualcosa di buono per il futuro.

Una storiella racconta che un signore rinchiuso in manicomio, quando vedeva passare le persone nella strada di fronte al cortile della struttura, correva fino al cancello per poi chiedere <<siete in tanti lì dentro?>>. Ecco. Pensavo che la tentazione di domandarlo a chi abbiamo attorno possa venire spesso, ma credo anche che questa domanda -prima di giudicare- dovrebbe essere sostituita da:<<se avessi la stessa storia e le stesse ferite, dove sarei ora?>>. Allora, il giudizio verso gli altri cambierebbe: chi non ha lavoro o non ha una casa non sarebbe così facilmente giudicato; chi ha avuto difficoltà non subirebbe sentenze sommarie; chi fece scelte sbagliate oggi non si sentirebbe suggerire in modo superficiale soluzioni, a posteriori, che avrebbe dovuto adottare.

Senza cercare di capire la prospettiva dell’altro, mettendo addosso i suoi occhiali e le sue scarpe, non credo ci sia la possibilità di un giudizio sensato, perché valutare significa dare valore: il farlo, senza girare il tavolo e mettersi dall’altra parte, è una cosa comoda ma non attinente alla realtà. Di tanto in tanto penso all’affermazione ”l’inferno sono gli altri” di  Sartre, ma se questa frase fosse vera, non varrebbe allora la pena di pensarla anche al contrario? In tal caso dovremmo chiederci <<e io dove sarei -e come starei-, se fossi paradiso per qualcuno?>>.

Perché non provare?

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Venerdì, 25 Gennaio 2019 06:36

SOLUZIONI

Watzlawick soleva scrivere e raccontare questa storia.
Gli ingegneri della NASA, dopo aver realizzato il progetto Shuttle, si trovarono di fronte al problema di dover proteggere le navicelle dalle intemperie. Il problema fu risolto (apparentemente e momentaneamente) costruendo degli hangar a Cape Canaveral, di dimensioni mastodontiche, così che le contenessero. Ma non andò come sperato, perché le mega dimensioni di quei "garage" per razzi creavano al loro interno dei micro climi: dove si scatenavano temporali e scariche elettriche [1]. Una piccola riflessione.
Spesso non ce ne accorgiamo, ma le "tentate soluzioni" ai problemi, se non analizzate correttamente, fanno si che il problema non lo si superi ma si riproponga, anzi, che questi tentativi diventino un'ulteriore quesito da risolvere.

Tanti anni fa c'erano le barche a vela, poi vennero quelle a motore. C'erano due soluzioni: cambiare, da vela a motore, oppure, continuare con la vela. Gli anni passavamo, e i motori diventavano sempre più veloci. C'era chi si ostinava con la vela ma rimaneva indietro, a meno che -cosa non ovvia- ne aumentava il numero, da spiegare in caso di bisogno. Ma i motori erano potenti, i cavalli aumentavano, di conseguenza le vele dovevano essere di più e più grandi..finché le barche iniziarono a prendere il volo fino a schiantarsi sulle scogliere. Cambiare non è aumentare, cambiare è cambiare, che è un'altra cosa. 

[1] Sintesi del racconto tratto dal libro; "Di bene in peggio. Istruzioni per un successo catastrofico", Paul Watzlawick, Feltrinelli, Milano 2013

Quadro di Leslie Arthur Wilcox, "Homeward Bound - Picking up a tug off Dover", Parker Gallery, Dover. 

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"Se continui a fare la cosa sbagliata non riesci ad imparare perché apprendi solamente a fare meglio una cosa sbagliata"

(John Seddon)

Risulterà forse sempre più incomprensibile il mio modo di trattare il mondo lavorativo; si potrebbe pensare che, invece di parlare di leggi, siti, annunci sto qui a scrivere di cose teoriche come le potenzialità, Eraclito, l'integrità e così via: che possono sicuramente apparire strane se accostate alla ricerca di lavoro, magari eccentriche o anche folli. Però, se volete cercare, di siti e libri sull'argomento ce ne sono a migliaia, potete consultarli e attivarvi tranquillamente (nei miei post spesso non manco di segnalarli). Potete anche continuare ad inviare le candidature come avete sempre fatto: per qualcuno funziona, per altri meno. 

Quello che scrivo qui non dice assolutamente che non bisogna fare anche quelle cose, ovviamente ma, in questo blog (non mi stancherò mai di ripeterlo), vorrei superare il modello che i "non addetti al lavoro" adotta per proporsi, e fare una cosa diversa, che consiste nell'offrire spunti per cambiare modo di essere in ricerca. Cercare lo vedo come un'opportunità per cambiare in meglio, provare a prendere in mano il proprio futuro lavorativo, iniziare a chiedersi "cosa posso fare per realizzarmi professionalmente?" (ricordando che realizzarsi in tal senso non è parte irrisoria della nostra vita, non è l'unica, certo, ma coinvolge una buona fetta delle nostre giornate). Forse questa crisi, seppur in molti casi forzatamente, può essere vissuta come un'opportunità. Non si tratterà quindi di cercare in modo passivo ma...

vediamo l'Oscuro come può aiutarci. Ma chi era l'Oscuro?

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