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Domenica, 09 Aprile 2017 07:45

CI VUOLE PROPRIO CORAGGIO

Avere coraggio non vuol dire non avere paura.

Il coraggioso è consapevole dei rischi, ma va oltre cercando di superare l'ostacolo.

Un elogio, un applauso, un abbraccio a chi ha avuto timore, chi ha tremato, pianto e nonostante questo ha cercato di affrontare il problema perché ne vedeva una possibile soluzione.

A volte c'è chi non percepisce il rischio, ma in questo caso potrebbe anche essere che quello messo in campo non sia coraggio, qui: o si è degli sprovveduti, oppure, si è già consapevoli dei propri mezzi

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"La filosofia non è la costruzione di un sistema, ma la ferma decisione di guardare ingenuamente in sé e intorno a sé."

Henri Bergson

 ...dicevamo la maratona...

Murakami nel libro "l'arte di correre"<1>  scrive, con il talento che lo contraddistingue, quanto sia stata importante per lui la corsa: attività che praticamente è coincisa con la decisione di diventare scrittore, cioè dopo aver abbondantemente superato i trent'anni. Egli trova delle analogie tra il correre e lo scrivere romanzi, inoltre, sostiene che l'allenamento fisico cui si sottopone è stato necessario per la propria tenuta psicofisica, contribuendo in modo decisivo all'elaborazione dei suoi scritti.

Ne "l'arte di correre", c'è un elemento che trovo essenziale per chi cerca lavoro: la persistenza. Un maratoneta lavora tutti i giorni, dosa le energie, spingendole poi al limite per scoprire che, in realtà, ha risorse nascoste pronte a sorprenderlo. Il maratoneta sa che dopo tanti chilometri percorsi deve ragionare tre passi per volta, con la consapevolezza che dovrà fare altrettanta strada -dicono che dopo il trentacinquesimo chilometro sia un calvario, "dicono" -gli altri- perché ad oggi, io, arriverò a 5/6 scarsi...ma ci arriverò, mi sto allenando... :-) -.

Chi cerca lavoro deve avere presente un progetto a lungo termine, sapendo che ci saranno difficoltà lungo nel tragitto, e che le variabili incontrate potranno far tentennare, a volte, fino a far desistere.

La persistenza è la terza potenzialità che troviamo all'interno della virtù del coraggio (si vedano i post precedenti, sia per i contenuti che per la bibliografia) e viene definita quella che "(...) permette la continuazione volontaria, consapevole e prolungata di un'azione progettuale rivolta ad uno scopo preciso nonostante ostacoli e difficoltà che si incontrano nel realizzarla" (Stanchieri 2008).

La persistenza si contraddistingue dal fatto che è voluta, scelta, ed è spesso influenzata da come si percepisce la propria capacità di influire sulla realtà (ovvero, sulla propria autoefficacia).

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"Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?".

Cesare Pavese

Ci sono tanti modi di cercare: rispondendo agli annunci, andando di persona in azienda, nelle agenzie o in giro per la città,  costruendo relazioni, imbastendo dialoghi su Linkedin o Fb. E molto altro.

Ma dopo un po' che facciamo queste cose può finire la benzina, la voglia di fare. Ed è normale, sopratutto se non si ottengono risposte o le si raggiunge in modo parziale senza poi avere -alla fine- ciò per cui ci stiamo attivando così tanto: assunzione o nuove opportunità. Dopo un po' che proviamo senza risultati, oltre ai problemini che ho già trattato -fare le stesse cose, non cercare di differenziare la propria ricerca, non pensare ai desideri eccetera, eccetera, eccetera- si perde l'entusiasmo (se mai ce n'era prima) e ci si passivizza, viaggiando per inerzia da un sito ad un altro, da una risposta ad un'attesa, come sospesi in un limbo: dove pensiamo che la gratificazione arriverà quando troveremo e, fino ad allora, dovremo tirare la cinghia. Ma è giusto fermare la giostra di emozioni positive, di piaceri, posticipando? E' giusto pensare che le soddisfazioni personali sono altro dalla nostra ricerca o, che quando cerchiamo, si riducono allo spazio lavorativo?

Credo proprio di no, perché se smettiamo di gratificarci possiamo perdere, tra le tante cose, anche la forza necessaria utile a proattivarci. Dobbiamo quindi allenare la nostra Vitalità

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