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Sabato, 23 Settembre 2017 06:35

Alzi la mano

Alzi la mano chi è contento del lavoro che sta facendo (i dati dell'Eurobarometro, 2014, riportava che il 73% degli italiani reputava "negative" le proprie condizioni di lavoro, e l'85% che fossero peggiorate con la crisi: https://lnkd.in/dHJ-maf )!  

Alzino la mano quelli che non sono contenti di ciò che stanno facendo e provano a cambiare in questo momento; alzi poi la mano chi prova -senza successo- a cambiare periodicamente lavoro, chi ha già rinunciato, chi riproverà più avanti, chi attenderà che il mercato cambi (sempre che cambi, perché potrebbe anche essere che quello che abbiamo oggi sia la normalità: potrebbe essere eh!?!).

Adesso alzi la mano chi, quando ha cercato di cambiare lavoro, ha cambiato se stesso (se stessa): nell'approccio, nello stile della propria ricerca, nelle riflessioni sul metodo, nella rete di relazioni. Chi, dovendo cambiare tipo di professione o contesto, per provare a migliorare la propria qualità di vita, ha visto questo cambio come una modifica strutturale del modo di proporsi e vivere la ricerca. 

Un classico della filosofia della scienza "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" (1962) di Thomas Samuel Kuhn, rivelava che le rivoluzioni scientifiche avvenivano per "salto" qualitativo, un cambio del paradigma dominante, e non per "accumulazione" dei dati. 

E voi che cercate di migliorare la vostra situazione lavorativa, state accumulando strategie che rimangono all'interno del (vostro) paradigma dominante o siete nel mezzo della vostra Rivoluzione Scientifica?

Come si fa a modificare il proprio paradigma? Innanzitutto, rendendosi consapevoli che l'approccio adottato è figlio di una data visione del mondo del lavoro, che non dovrebbe essere mai statica. Il paradigma dominante può renderci "automi" che cercano con passività e riluttanza perché, spesso, colloca il lavoro in una cornice di riferimento obsoleta, con una percezione sfalsata. Poi, imparando a raccogliere informazioni su ciò che ci interessa.

Si scoprirà, via via, che ci sono alternative e metodi efficaci, che si può ancora trovare felicità nel lavoro e non esiste solo quello che vediamo "sulla superficie dell'acqua", ma che il lavoro c'è o si può inventarlo, anche oggi.

Cercare è una maratona non una corsa a ostacoli, dove in pochi secondi ci si brucia tutto il lavoro fatto. Occorre allenamento per capire come resistere e, nel frattempo, come rendere la ricerca interessante e "vivificante".

In sintesi. Proviamo ad essere un po' "scienziati" e po' "artisti" della nostra ricerca di lavoro, perché alla fin fine quello che stiamo cercando è una vita felice, è cos'è una vita se non un'opera d'arte?

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