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Partiamo da un presupposto, si può cercare lavoro in mille modi: novecentonovantanove improvvisati -facciamo novecentocinquanta- altri cinquanta fatti con metodo. Per cercare senza metodo basta andare su un sito, bussare a qualche azienda, dirlo al bar, agli amici, senza aver definito prima una strategia: ci sono migliaia di persone che trovano così, nulla di male! Ma i risultati, in proporzione, non sono così appaganti e, soprattutto, spesso quello che si trova non è ciò che si desiderava pienamente. Il motivo è semplice: in molte di queste occasioni troviamo ciò che è già richiesto e non delineiamo e costruiamo noi ciò che andremo a fare. Quindi, si tratta di trovare un posto da occupare già preconfezionato (che non è sempre male eh!), sul quale poco abbiamo potuto decidere. Tuttavia….

Oggi tratterò quel modo di cercare che non si improvvisa, ma che assume le sembianze di chi lo mette in pratica. In più, ci tengo a dire, è un modo che può essere piacevole, si, non una ricerca impersonale e fatta a casaccio, ma un’attività che possa essere anche mirata e capace di dare belle sensazioni, anche prima di trovare. Prima di iniziare, ti suggerisco i due articoli postati precedentemente (in particolare http://www.davidemarino.com/index.php/il-mio-blog/item/49-elementi-allenabili-per-sviluppare-la-propria-leadership-1  e  http://www.davidemarino.com/index.php/il-mio-blog/item/51-il-flow , dove descrivo la leadership e lo stato di flow), utili a comprendere la cornice di riferimento di ciò che sto per dire.

Partiamo.

I passaggi fondamentali per cercare lavoro sono: 

PERSONA

1.Riconoscere al meglio le proprie capacità: conoscenze e competenze.

2.Compila il curriculum.

 

CANALI

3.Sviluppa i canali di ricerca
4.Utilizza i canali di ricerca.

PERSONA+CANALI

5.Individuazione di situazioni lavorative di interesse.

6.Preparazione di  lettere di presentazione mirate.

7.Invio di curriculum e lettere di presentazione.

FINALITA'

8. Colloqui e contatti per arrivare all’assunzione.

Quindi, vedendo questa tabella, si evince che si dovrebbe partire dal riconoscere chi siamo e cosa vogliamo; poi, solo dopo, definire -nero su bianco- le nostre competenze, esperienze, passioni, desideri, obiettivi; ancora, successivamente, studiare i canali da usare, personalizzando le attività di ricerca, fino ad arrivare ai colloqui (ehm, ovviamente, l’obiettivo non è fare colloqui  ma essere assunti…n.d.r.).

Fin qui ci siamo, vero? Preciso che ho già parlato in passato -sia su questo sito che altrove- dei canali di ricerca, le modalità di approccio, fino a come effettuare le telefonate in azienda, in agenzia, fare passaparola, pertanto non mi fermerò su quegli argomenti, potete trovarli già. Ma se non trovi ciò che ti interessa (caro amico lettore) se mi contatti te li indico, in modo che tu possa avere indicazioni sui temi che ti interessano

Qui vorrei concentrarmi su un argomento terribilmente fuori mercato, così tanto da non essere mai citato (quasi fosse un tabù): la bellezza di cercare lavoro. Ora, non fraintendermi, non sto dicendo che cercare e basta sia bello e soddisfacente, e che non trovare sia una cosa piacevole: solo lo scorso anno ho incontrato quasi seicento persone che si sono rivolte per trovare un’opportunità (a nessuno ho mai detto o direi che è bello cercare e  basta!). Rimanere senza lavoro è un dramma che non va banalizzato, ridicolizzato, spettacolarizzato, ci mancherebbe. Sto solo dicendo, molto seriamente, che chi deve cercare –e ne ha minimamente la possibilità- può farlo traendone anche piacere. Come? cercando di personalizzare la propria attività inserendo nelle proprie attività caratteristiche che la possono rendere efficace e appagante .

Ecco i motivi che mi vengono in mente:

- Cercare lavoro è un attività che può spingere a conoscersi meglio perché può indurre a riflettere su se stessi definendo obiettivi, desideri, progetti;

- Cercare lavoro, se fatto bene, può spingere ad aprirci agli altri per farci conoscere, esercitando la nostra capacità di ascolto, pazienza, gentilezza e reciprocità (anche se, a volte, istintivamente, viene solo da pensare cose del tipo: “se trovo io è a scapito degli altri che si sono candidati con me, mors tua vita mea”);

- Riuscire a trovare posti che ci piacciono, che ci lasciano esprimere nelle nostre potenzialità è una benedizione, perché vivere in un contesto lavorativo opprimente è una cosa molto faticosa (prova ne è l’alto numero di insoddisfatti  e di stressati che ci sono oggi nel mondo del lavoro). Quindi delineare oltre al come cercare cosa è attività che può dare molte soddisfazione.

Come fare allora  a mettere in pratica questo “cercare con piacere”?

Vado al sodo.

Oltre a ciò che stai già facendo per cercare, ritagliati uno spazio, una finestra di riflessione per andare in una direzione bella, diciamo ciò che sogni per te. Quindi, potresti partire con il definire le attività che ti piacciono, danno soddisfazione, anche negli hobbies. Non tralasciare nulla, in questa fase, è molto importante capire cosa dà belle sensazioni.

Questo serve a comprendere quali attività, profondamente, ci danno stimoli. Relazionarsi? Contare? Scrivere? Risolvere problemi? Vedere la gente contenta? Camminare? Cucinare? Stare con altri? Stare da soli? Curare gli animali? Giocare? Insomma, “cosa ti da belle sensazioni?” E’ importantissimo capirlo! Sarebbe bello e utile scriverlo, così come sarebbe utile scrivere cosa ti renderebbe felice e come ti vedi tra un po’ di anni.

Ricapitolando.  Per iniziare a cercare con piacere bisognerebbe:

1) Riflettere su cosa ci dà stimoli posiviti;

2) Riflettere su cosa ci renderebbe felici in generale e nel lavoro (nel lavoro, pensa a quali attività lavorative, mansioni, azioni,  danno piacere)

3) Come ci vediamo lavorativamente tra –diciamo- 5 anni.

Ci siamo fin qui? Bene! (mi fermo perché l’argomento è lungo da trattare, andiamo avanti la prossima volta. Intanto se inizi a definire quello che ti piace sarai pronto per il nuovo step che affronteremo la prossima volta…). A presto!

Davide

Published in Blog
Sabato, 23 Settembre 2017 06:35

Alzi la mano

Alzi la mano chi è contento del lavoro che sta facendo (i dati dell'Eurobarometro, 2014, riportava che il 73% degli italiani reputava "negative" le proprie condizioni di lavoro, e l'85% che fossero peggiorate con la crisi: https://lnkd.in/dHJ-maf )!  

Alzino la mano quelli che non sono contenti di ciò che stanno facendo e provano a cambiare in questo momento; alzi poi la mano chi prova -senza successo- a cambiare periodicamente lavoro, chi ha già rinunciato, chi riproverà più avanti, chi attenderà che il mercato cambi (sempre che cambi, perché potrebbe anche essere che quello che abbiamo oggi sia la normalità: potrebbe essere eh!?!).

Adesso alzi la mano chi, quando ha cercato di cambiare lavoro, ha cambiato se stesso (se stessa): nell'approccio, nello stile della propria ricerca, nelle riflessioni sul metodo, nella rete di relazioni. Chi, dovendo cambiare tipo di professione o contesto, per provare a migliorare la propria qualità di vita, ha visto questo cambio come una modifica strutturale del modo di proporsi e vivere la ricerca. 

Un classico della filosofia della scienza "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" (1962) di Thomas Samuel Kuhn, rivelava che le rivoluzioni scientifiche avvenivano per "salto" qualitativo, un cambio del paradigma dominante, e non per "accumulazione" dei dati. 

E voi che cercate di migliorare la vostra situazione lavorativa, state accumulando strategie che rimangono all'interno del (vostro) paradigma dominante o siete nel mezzo della vostra Rivoluzione Scientifica?

Come si fa a modificare il proprio paradigma? Innanzitutto, rendendosi consapevoli che l'approccio adottato è figlio di una data visione del mondo del lavoro, che non dovrebbe essere mai statica. Il paradigma dominante può renderci "automi" che cercano con passività e riluttanza perché, spesso, colloca il lavoro in una cornice di riferimento obsoleta, con una percezione sfalsata. Poi, imparando a raccogliere informazioni su ciò che ci interessa.

Si scoprirà, via via, che ci sono alternative e metodi efficaci, che si può ancora trovare felicità nel lavoro e non esiste solo quello che vediamo "sulla superficie dell'acqua", ma che il lavoro c'è o si può inventarlo, anche oggi.

Cercare è una maratona non una corsa a ostacoli, dove in pochi secondi ci si brucia tutto il lavoro fatto. Occorre allenamento per capire come resistere e, nel frattempo, come rendere la ricerca interessante e "vivificante".

In sintesi. Proviamo ad essere un po' "scienziati" e po' "artisti" della nostra ricerca di lavoro, perché alla fin fine quello che stiamo cercando è una vita felice, è cos'è una vita se non un'opera d'arte?

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