Perché vogliamo sapere? Perchè questo può aiutarci nella nostra carriera?
Per riflettere un attimo su queste domande, e provare a trovare una risposta, utilizzo il racconto sull’amore che Diotima fa Socrate nel Simposio. In quell’occasione, infatti, possiamo trovare spunti sulla nostra disposizione a interrogarci (e perché, spesso, smettiamo di farlo).
Se sei in viaggio mentre stai andando al lavoro, o hai qualche momento libero, mettiti comoda/o: ti racconto due storie interessanti.
Il Simposio
Nel Simposio, Diotima, sacerdotessa di Mantinea, dice a Socrate che Eros (Amore) nacque lo stesso giorno della nascita di Afrodite, Dea della bellezza. In quell’occasione, Per festeggiare gli dei tennero un banchetto e, tra i tanti invitati, c’era anche Poros (l’Espediente) che, addormentatosi in giardino dopo aver bevuto molto, venne notato da Penia (la Povertà).
Dalla loro unione (diciamola tutta, fu un abuso, perché Poros dormiva ubriaco), nacque Eros: figlio dunque della povertà e dell’espediente.
Amore nasce quindi il giorno stesso della Bellezza e, nel racconto di Platone, risulta esprimersi come desiderio di un qualcosa che manca e che si cerca di colmare.
E cosa c’entra con il sapere? Il filosofo …
E cosa c’entra con il sapere? Il filosofo risulta non essere né sapiente né stolto. Ma essendo consapevole delle proprie ignoranze cerca il sapere, desiderando di colmare le proprie lacune.
Amiamo solo perché cerchiamo di colmare ciò che ci manca? Non lo so, non credo (ma questa è un’altra storia).
Penso però che sia un ragionamento molto interessante, da mettere sul piatto della nostra volontà di scoprire ciò che ci circonda.
Filosofo non è colui che ha un titolo accademico (il titolo può anche essere una bella base per avere dimestichezza con certe tematiche, ma non corrisponde automaticamente all’avere un atteggiamento volto alla scoperta), ma colui che consapevole delle proprie ignoranze e si mette in gioco cercando di scoprire.
Non so chi sia filosofo, ma posso riconoscere un atteggiamento filosofico: vale nella vita di tutti i giorni, vale nella vita professionale.
Veniamo ora al perché Socrate decide di andare in giro a filosofare. E perché dobbiamo prendere spunto da lui
L’apologia di Socrate
Nella sua Apologia (difesa durante il suo processo), Socrate dice di aver iniziato ad andare a filosofare in città perché il suo amico Cherofonte aveva chiesto alla Pizia, sacerdotessa dell’Oracolo di Delfi, se ci fosse qualcuno più saggio di Socrate.
Alla risposta negativa, Socrate prese ad andare in giro per averne conferma, dato che non credeva fosse vero. Iniziò ad interrogare politici, poeti e artigiani cosa sapessero, dato che tutte e tre le categorie pareva avessero delle certezze.
Dialogo dopo dialogo, a detta di Platone, Socrate scoprì che nessuno sapeva veramente (e profondamente) dei molti concetti che ogni giorno affioravano dalle loro labbra. E concluse che lui, consapevole della propria ignoranza, sapendo di non sapere, fosse avvantaggiato rispetto agli altri.
L’umile ricerca di informazioni di Schein
In tempi recenti lo psicologo delle organizzazioni Schein, introduce nelle sue riflessioni il concetto di L'”umile ricerca di informazioni“, ovvero: chiedere con il profondo rispetto sapendo di non sapere.
Socrate non sempre era delicato nel domandare, e la sua ironia era spesso pungente, ma le sue riflessioni continuano a navigare nel tempo… senza tempo.
Tirando le fila del “Perché vogliamo sapere?”, troviamo due aspetti molto importanti per tutti noi:
- cerchiamo risposte quando sentiamo curiosità e sappiamo ancora di non sapere una certa cosa;
- indaghiamo quando c’è una certa attrazione, un certo amore.
Ecco allora due indicazioni per individuare le strade da percorrere nella nostra carriera: individuare le zone in cui l’amore che sentiamo crea una certa sete di sapere, e fa sentire un certo sapore nelle cose.