In questo articolo, ho realizzato una sintesi della mia lezione di filosofia pratica su Spinoza.

Se ti interessa vedere la registrazione della lezione, scrivimi pure.

Perché Spinoza

Viviamo in un tempo in cui si parla continuamente di libertà. Libertà di scegliere, di cambiare lavoro, di reinventarsi, di esprimersi, di seguire le proprie passioni. Eppure, paradossalmente, molte persone si sentono sempre più confuse, trascinate dagli eventi, dominate dall’ansia, dalla paura di sbagliare, dal bisogno di approvazione o dalla sensazione di non riuscire davvero a governare la propria vita.

È forse anche per questo che alcuni filosofi, a distanza di secoli, tornano improvvisamente ad apparire incredibilmente attuali. Tra questi c’è sicuramente Baruch Spinoza.

Un autore spesso considerato difficile, quasi “freddo” nel suo linguaggio, ma che in realtà affronta alcuni dei temi più concreti e profondi dell’esistenza umana: le emozioni, il desiderio, il rapporto tra mente e corpo, la libertà interiore, il modo in cui interpretiamo la realtà e perfino la possibilità di raggiungere una forma di serenità stabile.

La sua opera principale, l’Etica è, in un certo senso, un grande tentativo di comprendere perché gli esseri umani soffrono, perché spesso si sentono in balia delle passioni e come possano diventare più consapevoli di sé stessi. Ed è sorprendente quanto molte delle sue riflessioni possano ancora parlare al nostro presente.

Per questo, credo che Spinoza e la carriera professionale possano essere accostati per ricavarne spunti interessanti.

Un filosofo che cercava la libertà del pensiero

Spinoza nasce ad Amsterdam nel 1632, in una famiglia di ebrei sefarditi fuggiti dalla penisola iberica a causa delle persecuzioni religiose. Cresce quindi dentro una comunità profondamente segnata dal tema dell’identità, della sopravvivenza e della difesa delle proprie tradizioni.

Riceve un’educazione religiosa rigorosa. Studia i testi sacri, la teologia, la cultura ebraica. Ma a un certo punto qualcosa cambia. Inizia a porsi domande radicali.

Comincia così ad interrogarsi su che cosa sia davvero Dio, su cosa significhi essere liberi, sul rapporto tra religione e verità, sul modo in cui gli esseri umani interpretano il mondo.

Nel Seicento, interrogativi di questo tipo erano estremamente pericolosi. Nel 1656 arriva infatti la rottura definitiva: Spinoza viene scomunicato dalla comunità ebraica di Amsterdam attraverso il kerem, una forma severissima di espulsione religiosa e sociale. Viene escluso, isolato, allontanato in modo netto dalla propria comunità.

È un momento drammatico della sua vita. Perde appartenenza, protezione, relazioni, riconoscimento. Ma paradossalmente proprio quella frattura gli permette di sviluppare fino in fondo la propria libertà filosofica.

Quindi sceglie una vita semplice, appartata, quasi silenziosa. Lavora come artigiano delle lenti ottiche, costruendo strumenti che permettono di vedere meglio il mondo. E questa immagine sembra quasi diventare la metafora perfetta della sua filosofia.

Da una parte Spinoza lavora le lenti. Dall’altra lavora il pensiero. In entrambi i casi sembra mosso dalla stessa esigenza: rendere lo sguardo più limpido, meno confuso, meno dominato dalle illusioni e dalle apparenze.

L’Etica: un libro sulla libertà umana

L’opera più importante di Spinoza è l’Etica dimostrata secondo l’ordine geometrico. Spinoza decide di parlare della felicità, delle emozioni, della libertà e della vita umana utilizzando definizioni, proposizioni e dimostrazioni, quasi come se stesse costruendo un teorema matematico. A prima vista può sembrare qualcosa di distante dalla vita concreta. In realtà accade l’opposto. Dietro quella struttura rigorosa si nasconde un tentativo potentissimo: comprendere in modo lucido la realtà umana. Per Spinoza, infatti, il problema fondamentale è che gli esseri umani spesso credono di essere liberi senza esserlo davvero. Pensano di scegliere autonomamente, ma in realtà sono trascinati da paure, desideri, abitudini, impulsi, bisogni di riconoscimento e passioni che non comprendono fino in fondo.

L’Etica diventa quindi un percorso. Un cammino che parte dalla domanda “che cos’è la realtà?” e arriva alla domanda “come possiamo vivere in modo più libero e consapevole?”.

“Deus sive Natura”: Dio e Natura sono la stessa realtà.

Uno dei concetti più celebri e controversi della filosofia di Spinoza è racchiuso in una formula latina diventata famosissima: Deus sive Natura. “Dio ossia la Natura”.

Per Spinoza Dio non è una figura separata dal mondo, non è un sovrano esterno che interviene continuamente nella vita degli esseri umani premiando o punendo. Dio coincide con la realtà stessa. Con l’insieme infinito della natura, delle relazioni, delle cause, dell’ordine che attraversa tutto ciò che esiste.

Questa idea cambia radicalmente il modo di guardare l’essere umano. L’uomo non è un essere separato dalla natura. Non è “un regno dentro un regno”, come scrive Spinoza. È parte della natura stessa. E quindi, come tutto il resto, anche l’essere umano segue cause, relazioni, dinamiche. Per Spinoza nulla accade per caso.

Ogni evento nasce da una rete di cause determinate. Questa idea può sembrare dura o persino destabilizzante. Ma in realtà dentro questa riflessione nasce anche una forma molto particolare di libertà, perché, secondo Spinoza, essere liberi significa comprendere meglio ciò che ci muove. Più comprendiamo le cause delle nostre emozioni, delle nostre reazioni e dei nostri comportamenti, più diventiamo attivi. Meno comprendiamo, più restiamo passivi.

Mente e corpo: due aspetti della stessa realtà

Uno degli aspetti più moderni del pensiero di Spinoza riguarda il rapporto tra mente e corpo. Molta filosofia del passato aveva separato nettamente le due dimensioni: da una parte la mente, dall’altra il corpo. Spinoza rifiuta questa divisione. Per lui mente e corpo non sono due realtà separate, ma due modi diversi di esprimere la stessa realtà.

La mente, dice Spinoza, è “l’idea del corpo”. Questo significa che il nostro modo di pensare non è mai completamente separato dal nostro modo di vivere, dalle abitudini, dalle esperienze, dalla corporeità. È una riflessione sorprendentemente attuale. Oggi parliamo continuamente di stress, somatizzazioni, burnout, benessere psicofisico, equilibrio mentale. In molti casi stiamo semplicemente tornando — con linguaggi diversi — a intuizioni che Spinoza aveva già posto al centro della propria riflessione.

Le emozioni non sono colpe: sono fenomeni da comprendere

Forse la parte più affascinante dell’Etica è quella dedicata agli affetti, cioè alle emozioni. Spinoza compie qui un gesto estremamente moderno: smette di trattare le emozioni come semplici colpe morali. Non giudica la paura, la rabbia, il desiderio o la tristezza come difetti da reprimere. Vuole comprenderli. Li studia come fenomeni naturali.

Ogni emozione nasce infatti dall’incontro tra noi e il mondo che ci circonda. Quando qualcosa aumenta la nostra capacità di vivere, comprendere, agire e crescere, proviamo gioia. Quando invece qualcosa diminuisce questa capacità, emergono tristezza, frustrazione, paura o sofferenza. Spinoza introduce qui un concetto fondamentale: il conatus.

Ogni essere tende a perseverare nel proprio esistere. Ogni persona cerca, in modi diversi, di mantenersi in vita, svilupparsi, aumentare la propria potenza di agire. Il desiderio, quindi, non è qualcosa di negativo. È la struttura stessa della vita umana.

Ed è qui che Spinoza formula questa riflessione:

“Non desideriamo una cosa perché la giudichiamo buona; la giudichiamo buona perché la desideriamo.”

Quante volte definiamo “giusto”, “importante” o “necessario” qualcosa che in realtà risponde semplicemente a un nostro bisogno emotivo, a un desiderio di riconoscimento o a una paura? Spinoza ci invita a fare qualcosa di molto difficile: osservare i nostri desideri senza esserne completamente trascinati.

La schiavitù invisibile delle passioni

Secondo Spinoza gli esseri umani spesso vivono in una forma di schiavitù interiore. Non perché abbiano emozioni. Non perché desiderino. Ma perché vengono dominati da passioni che non comprendono.

Questa riflessione è incredibilmente concreta. Possiamo sapere che qualcosa ci fa male e continuare comunque a farlo. Possiamo sapere che dovremmo cambiare alcune abitudini e continuare a ripetere gli stessi schemi.

Possiamo sapere che una relazione ci ferisce e restarne comunque intrappolati. Perché? Perché, dice Spinoza, la ragione da sola spesso non basta.

Un affetto non si supera semplicemente con un’idea astratta. Serve un affetto più forte.

Molte persone pensano di poter trasformare la propria vita soltanto con la forza di volontà. Ma Spinoza ci direbbe che il cambiamento richiede anche esperienze, relazioni, contesti, immagini e desideri capaci di generare nuovi affetti.

La ragione diventa davvero efficace quando smette di essere soltanto teoria e diventa esperienza vissuta.

La beatitudine come comprensione della vita

Nell’ultima parte dell’Etica, Spinoza arriva al tema della libertà e della beatitudine. E qui la sua filosofia assume quasi una dimensione esistenziale. La beatitudine è la gioia che nasce dalla comprensione adeguata della realtà. Quando comprendiamo meglio noi stessi, le nostre emozioni, le cause che ci attraversano e il mondo di cui facciamo parte, diventiamo più liberi.

Spinoza parla anche del guardare le cose sub specie aeternitatis, “sotto l’aspetto dell’eternità”. Significa imparare a vedere gli eventi dentro una prospettiva più ampia. Un fallimento, una crisi, una difficoltà o un rifiuto non sono tutta la nostra vita. Sono eventi inseriti dentro una rete molto più grande di possibilità, trasformazioni e apprendimenti.

Ed è forse proprio qui che il pensiero di Spinoza continua a colpirci ancora oggi, perché prova a mostrarci qualcosa di più difficile e più profondo: che la libertà interiore nasce dalla comprensione, dalla lucidità e dalla capacità di guardare noi stessi con maggiore consapevolezza.

I Martedì filosofici e Spinoza.

Il pensiero di Spinoza l’ho trattato nella lezione del 19 maggio. Lì ho parlato anche di esercizi ispirati alle sue riflessioni: esercizi, credo, utili per allenare lo stare nel mondo (anche – e soprattutto – lavorativo).

Se questi temi ti interessano e desideri approfondirli, puoi ricevere tutte le registrazioni dei “Martedì filosofici. Gli iscritti ricevono la registrazione integrale degli incontri e le slide utilizzate durante le lezioni.

Se ti interessa approfondire, scrivimi pure attraverso il Form del sito, oppure, a questa email: davidemarino@gmail.com

Buone cose!

Lascia un commento